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Il Borgo di Asciano

Asciano e i "Garbati Ascianesi"

<< e tra' ne la brigata in che disperse
Caccia d'Ascian la vigna e la gran fronda,

e l'Abbagliato suo senno proferse>>

Dante, ( l'inferno vv.130-132 )


Asciano 150° Unità d'Italia


Perchè "Garbati Ascianesi" ?
Vi sono meriti di fedeltà e di valore che il popolo di Asciano aveva acquisito per i fatti d'arme.
C'era stata anche la memorabile battaglia di Montaperti (1260), quando i guelfi fiorentini furono sconfitti dai ghibellini di Siena col contributo delle milizie di Asciano. Fu allora che, per sottolineare la «cortesia» dimostrata dai valorosi e coraggiosi ascianesi devoti a Siena, un condottiero senese li elogiò con l'appellativo di

«Garbati ascianesi».

Ai devoli «garbati» ascianesi, per successive imprese valorose, fu confermata la cittadinanza senese nel 1403. Il nuovo provvedimento stabilisce che «gli uomini di Asciano sia maschi che femmine, nati e che da loro nasceranno, siano veri cittadini senesi, e debbano essere trattati come veri e legittimi cittadini, come se fossero in tutto originari della città».

Per il turista o studioso che ha trovato a Siena il suo respiro e quasi il suo soggiorno. Asciano diventa una mèta ambita e vorrei dire quasi obbligata. Ci inoltriamo per le crete, facilmente riconosciamo le fattorie fortificate, le mura, i ciuffì di bosco, ciottoli nei letti dei torrenti. Tra Cuna e Monteroni, Lucignano e Buonconvento, stiamo andando ad Asciano. Si potrebbe prendere la carrozzabile, che passa da Taverne d'Arbia e ci porta vicino alla Badia Rofeno, eretta dai Benedettini, ora abbandonata tra i declivi vicino a Pievina, per la quale i maestri senesi crearono dei capolavori. Ma si può scendere fino a Buonconvento e risalire lungo la valle dell'Ombrone e tra crete e calanchi far sosta ai chiostri dell'Abbazia di Monteoliveto Maggiore per le pitture del Signorelli e del Sodoma. Le crete si sfaldano quasi sotto i piedi, e la strada resiste quasi per miracolo sospesa nel piano arido; quando si riprende il cammino per Asciano. Cipressi e olivi si fanno radi; cedono alla macchia alle gore; finché ci accoglie il paese con ingresso quasi maestoso; giardinetti e monumento ai caduti; che giustamente sottolinea il busto ad Amos Cassioli, gloria pittorica dell'Ottocento senese, che ad Asciano ebbe i natali ed illustrò con cura accademica, le vicende del giuramento di Pontida, come quelle di Provenzan Salvani. Ma subito le mura trecentesche e la mole di S. Francesco, la trama di vie e case medievali, dominate dalla torre merlata, aperte in spiazzi con fontane e l'ampia gradinata che sale alla serena distesa di travertino della fronte della Collegiata. Gli ascianesi però hanno risparmiato un monumento anche a Domenico di Bartolo, che è veramente un grande pittore di cui Asciano può andar fiera. Così rivive il Borgo dei Conti della Scialenga e si ritrova l'ambiente che conobbero gli scampati della Battaglia di Montaperti.
Ciò che maggiormente però richiama ad Asciano sono i suoi quadri, ora non più sparsi nelle sue monumentali Chiese, ma sistemati presso il museo Corboli. Sono questi, come è stato detto, lo specchio poetico più profondo e rivelatore degli aspetti complementari della realtà e del sogno di Siena. Questo è Asciano come si presenta al primo aspetto.

 

 

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